Al fotografo resta quello che rimase ai cuochi
Da una parte un numero quasi infinito di immagini, spesso slegate da contingenze di copyright e fiscali, deprezzate dalla loro stessa sovrabbondanza e di facile reperimento. Dall’altra poche immagini, con regole d’utilizzo precise e spesso costose anche per effetto di una fiscalità non allineata con la realtà dei fatti.
Poi a qualcuno viene l’idea di farne un servizio per il telegiornale, un pò caricaturale ed un pò tardivo, credo. Ora che quattro noti fotoreporter (mestiere già non facilissimo quando erano in pochi ad avere una macchina fotografica), hanno dichiarato apertamente di non levarci la mangiata.
E allora?
La volontà del mercato è chiara: tutti devono avere in mano un arnese in grado di catturare immagini e possibilmente di condividerle. Quindi se tutti possono catturare l’immagine e diffonderla in tempo reale, cosa resta al fotografo? Non l’originalità, se in 30 hanno fatto una foto alla stessa scena. Non la velocità, se su 30 almeno in 20 l’hanno postata su internet entro un minuto. Non l’esclusiva, se l’utente finale può vedere gratuitamente ciò che il fotografo propone a pagamento.
Al fotografo resta quello che rimase ai cuochi quando il progresso mise in ogni casa un forno elettrico, 4 fornelli ed uno scaffale di padelle.
Sperare nella pigrizia, nella curiosità, nella gola o nel vizio. Trovi ognuno il suo settore.


