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Cosa sapere prima di commissionare un sito Internet?

4 mar

Come orientarsi? Come capire, da profani del settore, qual’è il sito giusto per la propria realtà e quindi anche per la propria tasca?

E’ necessario partire dal presupposto che Internet non è altro che un paese virtuale, dove, allo stesso modo che in un paese reale, si può possedere una casa molto grande, se ne può possedere una più piccola, ma si può anche decidere di pagare un affitto e non essere padroni di alcunchè, o addirittura di vivere in albergo.
Questo paragone, molto estremizzato, permette di capire immediatamente come ad ogni situazione siano abbinabili,così nella vita reale, come in Internet, pregi e difetti.
E’ bene ricordare che la rete utilizza i famosi motori di ricerca per fare in modo che chi non conosce il nostro indirizzo preciso, o meglio che non sa nemmeno che esistiamo, possa essere indirizzato a noi, attraverso una ricerca pertinente.
Questo introduce un nuovo aspetto della vicenda, ovvero la reperibilità di un sito. Continuando con la metafora della casa, possiamo azzardare il seguente paragone: per chi ha necessità di farsi trovare da molte persone è più funzionale un monolocale in centro a New York, con una bella insegna a caratteri cubitali, piuttosto che un castello nel deserto.
Allora come fare?

Ecco alcune domande e considerazioni indispensabili per chi è in procinto di realizzare o modificare il proprio spazio web ma non ha ancora le idee chiare e spera, giustamente, di non sbagliare strategia.

1) Il sito Internet mi serve per lavoro?
2) Che differenza c’è fra un portale, un sito, un blog ed una vetrina virtuale?
3) Che priorità dare al mio sito? Quella di Vetrina virtuale dove presentare prodotti e servizi o quella di contenitore generico di celebrazione della mia attività?
4) E’ preferibile che il sito mi porti nuove occasioni di lavoro o che mi aiuti a gestire e ad accontentare i contatti attuali?
5) E’ importante, relativamente al mio settore lavorativo, che il sito sia esteticamente MOLTO accattivante, che trasmetta quindi gusto e ricercatezza, come un’opera di design?
6) Quanto tempo dedicherò alla gestione del sito e all’aggiornamento dei suoi contenuti?
7) So cosa sono e come funzionano i motori di ricerca?
8 ) So cosa vuol dire indicizzare un sito e migliorare il suo posizionamento?
9) Chi mi realizza la struttura del sito è in grado di fornirmi anche i contenuti? Quali testi adeguatamente redatti, o fotografie professionali o altri contenuti multimediali?
10) Cos’è il web-marketing? La mia attività ne ha bisogno? Cosa potrebbe portarmi in termini pratici?
11) Il sito Internet è un prodotto a parte o è bene che sia in qualche modo integrato con le altre situazioni promozionali e pubblicitarie in cui mi sto prodigando? E come?
12) Qual’è il mio budget reale? Quanto destinare alla realizzazione della struttura del sito, quanto ai contenuti che riempiranno la struttura rendendola appetibile e quanto al web-marketing che la promuoverà?

INTERNET: tutto gratis, tranne ciò che serve.

18 feb

Internet è come un pianeta compatibile con la vita in cui l’aria è gratis, ma l’ossigeno si paga.

Chi possiede una buona apnea e vi fa un salto ogni tanto si gode un discreto panorama senza spendere un centesimo,
ma chi vuol viverci, lavorarci e muoversi al suo interno con profitto è obbligato a mettere mano al portafogli.

La bravura sta nell’imparare (o nel farsi guidare) a spendere il meno possibile ottenendo un buon compromesso spesa/risultato. Questo è quanto ci si aspetta da un operatore di web marketing.
Non i miracoli che certi soggetti, tutti da verificare, promettono, non le impennate di risulatato, frutto spesso di comportamenti scorretti destinati a procurare più danni che benefici. Piuttosto una crescita costante a costi accettabili.

Hosting a confronto: Aruba vs Servage

6 ott

Cercherò di essere oltremodo sintetico nel riportare la mia limitata esperienza in materia di hosting, sperando di essere di qualche aiuto a chi dovesse leggere questo articolo ancora indeciso su quale hosting scegliere per il proprio sito.

Metterò a confronto sul versante “pratico” e non “tecnico” due hosting molto conosciuti, ovvero Aruba e Servage.

Aruba è un servizio conosciutissimo e molto utilizzato, soprattutto dall’utenza italiana mentre Servage è meno conosciuto e ritenuto adatto ad un’utenza con maggiori esigenze prestazionali.
Premetto che ho ripartito in modo quasi paritario i miei domini fra i due gestori, sperimentandone occasionalmente altri, subito abbandonati perchè di bassa qualità.
Non ho siti con flussi di visitatori tali da poter mandare in crisi il server, quindi mi limiterò a rilevare le differenze nelle fasi di registrazione, mantenimento e risoluzione dei problemi.

1) Spesa complessiva:
Aruba offre un servizio entry level a cifre sensibilmente inferiori rispetto a Servage, ma nel caso di soluzioni che prevedano l’acquisto di database o servizi aggiuntivi il gap tende ad azzerarsi, mentre Aruba quantifica ogni optional, Servage prevede di base un pacchetto full optional di grande interesse.

2) Facilità di registrazione:
Aruba offre finestre in Italiano e possibilità di pagamento diversificate, Servage invece necessita di una seppur minima conoscenza della lingua inglese, ma le possibilità di pagamento sono altrettanto varie.

3) Pannello di controllo:
Per quanto riguarda la configurazione e la gestione del proprio spazio non c’è storia, Servage offre un pannello di controllo fantastico, semplice ed intuitivo, decisamente migliore di quello offerto da Aruba, piuttosto contorto e spesso poco fluido.

4) Servizi aggiuntivi:
Un benefit che apprezzo molto nell’offerta Servage è la possibilità di nascondere l’identità del registrante, detto anche ID protection o whois privacy, funzionalità non presente su Aruba che invece mette al riparo da curiosi, spammer e gran parte di feccia e ficcanaso in circolazione sul web.

5) Risoluzione dei problemi e “Ticket”:
Anche in questo versante Servage surclassa Aruba, sia in velocità che in competenza e capacità di problem solving. I tutors tecnici di Servage rispondono ai tickets di aiuto in tempi rapidissimi (non si può dire lo stesso per quelli di Aruba) e lo fanno centrando sempre il problema, magari dopo aver analizzato preventivamente la situazione ed offrendo già la soluzione al problema. L’assistenza di Aruba, per quanto sufficiente ed in alcuni elementi molto valida, presenta troppo spesso le nefaste caratteristiche del tipico call center italiano, dove qualsiasi cosa succeda non è mai colpa loro.

6) Compatibilità con CMS free:
Entrambi compatibili senza problemi di sorta sia con wordpress che joomla…altri non testati.

7) Prestazioni:
Aruba nell’arco di un anno si incanta diverse volte (…anche ora che sto scrivendo l’articolo, costringendomi a salvataggi di fortuna), mai per lunghi periodi ma la cosa risulta fastidiosa, soprattutto per quanto riguarda l’impossibilità di accedere alla posta elettronica collegata ai domini. Servage è più regolare e meno incline a bizzarie simili.

Giudizio finale e consiglio pratico:

Se vi serve un hosting risparmioso per il vostro blog personale, non siete ferrati in inglese, non lavorate con Internet e quindi non avete grosse pretese prestazionali vi consiglio ARUBA.

Se siete disposti a spendere un pò di più, se masticate l’inglese e magari internet fa parte del vostro business, in questo caso fossi in voi penserei seriamente a SERVAGE.

Social Network, a caccia di anime per un posto al sole

26 ago

badoo_logo

Il social network si impone come strumento di liberalizzazione delle relazioni interpersonali, mutuando un precetto fondamentale dal mondo della pubblicità: la legge dell’apparire.

Il miraggio è quello di dire molto più di quanto si sia realmente in grado. La spinta viene dalla “riservatezza” della propria postazione pc che libera in parte da timidezza e pudore, permettendo di compiere ardite manovre di approccio. Il fine è molto soggettivo e legato evidentemente alla personalità di ognuno ed alle esigenze individuali. Si passa dai megalomani che puntano a colonizzare il web, diventando amici di quanta più gente possibile, ai soggetti che invece scelgono la visibilità del social network come palco per mettere in atto la propria paradossale protesta: “vi faccio vedere che ci sono e che volontariamente non voglio essere amico di alcuno”.
In mezzo, un’ampia schiera di “normali” che sfruttano il mezzo per comunicare  in velocità, per organizzare serate, per passare il tempo facendosi gli affari degl’altri e per una serie di altre esigenze comunque riconducibili al vivere quotidiano.

Ma succede davvero tutto quello che uno si aspetta? Sono davvero utili questi portali alla socializzazione? O continuano a prevalere logiche di comportamento tali da addomesticare anche queste nuove risorse a regole sociali più profonde?
Oggi provo Badoo.

Ho già un profilo su Facebook, da qualche tempo, ma sono molto più curioso di capire cosa succede all’interno di un portale dedicato espressamente agl’incontri e non tanto al cazzeggio generico.
Mi sono registrato, ho assemblato un profilo veritiero, importando i dati da facebook (questa è una funzionalità molto furba) ed ora aspetto che qualcuno/a faccia la prima mossa.

Le particolarità di Badoo:

1) Il solito profilo da compilare, che sa molto da questionario dei 2 giorni.
2) tutto è impostato con la formula del ricatto, o metodo del bastone e della carota, se preferite: puoi vedere o fare una cosa nella misura in cui ne fai un’altra. Il tutto ovviamente a vantaggio del portale.
3) E’ particolarmente fastidioso il messaggio istantaneo posizionato sopra la foto dell’utente che non ti consente di restare in silenzio. C’è l’obbligo di scegliere una frase fatta, sempre impostata al desiderio di relazionarsi con qualcuno (es. voglio parlare/incontrare/bere/andare a cena ecc… con un ragazzo/ragazza di età…)
4) E’ possibile vedere chi visita il nostro profilo, cosa invece su facebook di difficile attuazione.
5) Ci sono poi i super poteri, la sezione a pagamento del portale che consentono di abbellire il profilo o accedere a funzioni supplementari, quali l’invisbilità. Ma non sono obbligatorie e nemmeno troppo ostentate.
6) Gli sfondi sono molto evocativi, studiati per dare informazioni non verbali agl’utenti che visitano il nostro profilo. Ci sono sfondi che denotano personalità artistica, sfondi che indicano particolare propensione al denaro piuttosto che al contatto fisico o che tradiscono l’orientamento sessuale.
7) C’è la moderazione delle foto da parte dei gestori: se una foto risulta non consona o anche solo poco chiara, quindi non riconducibile al proprietario del profilo viene parcheggiata in una cartella secondaria. Tuttavia è possibile utilizzare foto non proprie. Molti profili utilizzano infatti foto di personaggi famosi.

…Ho messo tre foto, una poco rassicurante, una dall’aspetto rilassante ed un’altra un pò inquietante (che è stata moderata e ritenuta non idonea perchè il mio volto non si vedeva in modo nitido). Ho chiaramente scritto che sono impegnato, eterosessuale e che cerco solo conoscenze a scopo di amicizia.
Non so se qualcuno vorrà superare queste barriere esplicite per annoverarmi fra i suoi contatti.
Capirò se restando passivi all’interno di un portale di incontri è così facile conoscere persone nuove, o se, come credo non sia il portale che fa la differenza, ma lo sprone emotivo della grande scelta e la lieve perversione dell’incontro al buio a far smuovere la voglia di contatto.