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Dimmi cosa guardi e ti dirò chi sei

25 ago

Il servizio televisivo è probabilmente il termometro più preciso, attualmente in nostro possesso, per misurare la società.
Stando all’offerta televisiva in chiaro destinata al popolo italiano è facile capire come da una parte ci sia la volontà di “guidare” le masse con metodi più vicini alla pastorizia che alla comunicazione e dall’altra, a dire il vero, un godereccio quanto preoccupante compiacimento nel farsi guidare lungo sentieri contaminati da finto giornalismo, scandalismo, allarmismo, disinformazione e becero qualunquismo.

Non è necessario entrare nel dettaglio, perchè se siete persone di senno sapete bene di cosa sto parlando, se viceversa non vi ritrovate in questa mia valutazione, siete evidentemente faziosi o privi degli strumenti necessari per comprendere eventuali approfondimenti in merito.
Tuttavia, la cosa più fastidiosa, ammesso che in questo ambito ve ne possa essere una, è la presenza di un “pacchetto” televisivo ad irradiazione digitale satellitare e a ricezione tramite pagamento di un canone mensile di abbonamento, che invece propone un servizio molto prossimo all’idea di giornalismo, di informazione, di intrattenimento e di spettacolo, senza essere palesemente schierato e senza offendere il buon senso.

Perchè ritengo questa presenza fastidiosa? Perchè ci da la possibilità di riassumere la situazione in modo matematico:
la televisione in chiaro sta all’interesse di chi la fornisce come la televisione a pagamento sta al modello universalmente riconosciuto di servizio televisivo. Qui poi sarebbe bene introdurre un nuovo modello matematico per mettere in relazione due fattori, quanto influisca sul risultato finale la capacità di chi lavora all’interno dei network e la loro volontà di proporre un prodotto accettabile e quanto influisca invece la volontà di chi paga loro gli stipendi. Ma questo è un altro capitolo.

Focalizzerò la mia attenzione sul fenomeno SKY.