Non mi soffermerò a spiegare cosa significhino queste sigle, che tutti gli addetti del settore conoscono alla perfezione. Mi limito a dire per gli eventuali neofiti che dovessero incappare in questo articolo, che si tratta di sigle utilizzate in fotografia, per definire le collaborazioni fra i professionisti del settore tali da evitare a tutte le parti l’esborso economico…una sorta di baratto professionale.
Vado quindi al sodo, rilevando come il limbo al quale questa tipologia di collaborazione è stata relegata, aiuti a capire come la mistificazione professionale in atto, stia rovesciando i valori in campo.
Il TFP da cui trae spunto il più moderno TFCD, era in origine un’occasione sfruttata da operatori (fossero questi modelle/i e/o fotografi) giovani e poco esperti, o a corto di risorse da investire, per migliorare il proprio portfolio.
I professionisti affermati invece ricevevano denaro dai clienti che commissionavano lavori. Gli amatori infine, vivevano un sistema parallelo dove ogni cosa era “diluita” e spudoratamente copiata a tal punto da non poter in alcun modo essere confusa col professionismo.
Ora le cose sono radicalmente cambiate. Gli amatori fanno correre i soldi, che per rispetto non chiameremo “neri” ma senza temere smentite, almeno “grigi”, mentre i giovani professionisti, inseguono i TFP per poter realizzare progetti di valore, per i quali da tempo non si riesce più a trovare copertura finanziaria.
In tutto questo non ci sono colpe. Piuttosto indicazioni chiare. Il TF, da cavallo di battaglia dei giovani ed inesperti si è trasformato in salvagente per i professionisti all’ultimo buco nella cintura. Da disinteressato ed efficace metodo creativo delle avanguardie si è ridotto a pseudo accattonaggio, dove si ritrovano fianco a fianco abili scrocconi e professionisti squattrinati.
Potere mistificatore della rete! Dove ogni cosa è solo come appare.